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26.10.2013 - CULTura

L'incredibile storia della statua di Napoleone a Brera

È iniziato il restauro del capolavoro di Canova alla Pinacoteca di Brera. Un’opera che nasconde un passato travagliato 

francesco berlucchi (magzine)

Anche i capolavori senza tempo ogni tanto hanno bisogno di cure. Come nel caso del Napoleone di Antonio Canova, la statua di bronzo che domina il cortile della Pinacoteca di Brera. Così è iniziata da qualche settimana la prima fase del restauro pensato dalla Soprintendenza per i beni storici, artistici e etnoantropologici di Milano - su proposta dell’associazione Amici di Brera e dei musei milanesi -, e sostenuto da Bank of America Merrill Lynch. Un intervento che si è reso necessario per donare al bronzo del Canova l’antico splendore. Quello di un’opera che nasconde dentro di sé una storia incredibile.

La statua fu commissionata nel 1807 da Eugenio di Beauharnais, vicerè del Regno d’Italia. Il primo tentativo di fusione del bronzo però fallì, e così l'opera che noi conosciamo è il risultato di una seconda fusione. Quella che eseguirono i fonditori romani Francesco e Luigi Righetti. I due esperti del bronzo, padre e figlio, partirono dal modello che era già stato utilizzato per la versione marmorea della statua (che venne acquistata dal Duca di Wellington e che ora è esposta alla Aspley House di Londra). Fu ottenuta con un'unica fusione - con il bronzo dei cannoni di Castel Sant'Angelo, a Roma - ad eccezione dell'asta e della vittoria alata: l'asta, brandita con la mano sinistra, è composta da due elementi avvitati; la vittoria alata, che venne rubata, è stata invece ricostruita negli anni Ottanta.

Ma il Napoleone come Marte pacificatore nudo e vittorioso - questo il nome completo dell’opera - non era ancora stato completato quando Beauharnais, nel 1809, aveva deciso di inaugurare la Pinacoteca di Brera. Fu così che il viceré ne acquistò, a Padova, il calco in gesso. Che venne poi dimenticato in un’aula dell’Accademia. Dopo essere stato restaurato, è tornato nei saloni della Pinacoteca in occasione dei duecento anni del museo (nel 2009). La statua in bronzo, invece, non trovò mai una collocazione in un luogo pubblico e fu abbandonata nei depositi di Brera. Fino a quando venne riscoperta all’arrivo in Lombardia di Napoleone III, alla fine della Seconda guerra di indipendenza. Nel 1859 l'opera fu eretta su un basamento temporaneo nel cortile principale di Brera. Poi, nel 1864, fu inaugurato l’attuale supporto in granito e in marmo di Carrara, ornato con aquile e fregi di bronzo, progettato da Luigi Bisi.

 

L’inquinamento atmosferico e i fattori metereologici hanno danneggiato parecchio la statua nei suoi duecento anni di vita. La superficie bronzea ha subito alterazioni chimico-fisiche evidenti. Anche il basamento non è da meno. Gli esperti hanno notato «distacchi e cadute di frammenti del collarino in marmo posizionato sotto il piedistallo della statua e crepe su tutti i lati del sottostante dado in marmo». Una situazione che ha reso necessario il restauro integrale del monumento. Che tuttavia non verrà mai spostato dalla sua collocazione, perchè il restauro avverrà interamente nel cortile d'onore del Palazzo di Brera. «Visto che lo Stato non ha i soldi, meno male che ci sono i privati», ha commentato Daniele Pescarmona, funzionario storico dell'arte che ha progettato e dirige il restauro.

 

«In questa prima fase è stato montato un ponteggio attorno alla statua - ha spiegato Pescarmona -. Poi, a gennaio, il Napoleone verrà rimosso dal basamento e troverà spazio in un laboratorio di restauro. Durante tutto il periodo dei lavori, però, i visitatori potranno assistere al restauro grazie alle strutture realizzate con materiali trasparenti, crystal e vetro sintetico». Un lavoro che era necessario affrontare anche perché «la superficie di bronzo non è omogenea - ha precisato -. Il sistema di lega, allora, non era quello delle lastre di bronzo quasi perfette che abbiamo oggi. E in questo caso teniamo presente che stiamo parlando di un bronzo che arriva dai cannoni di Castel Sant’Angelo». Ma non è tutto. «Sarà molto importante trovare anche la corretta positura statica della statua - ha concluso -, che dovrà essere riposizionata sul basamento di granito in modo da distribuire il peso su tutta la superficie. Un intervento che metterà in sicurezza il monumento anche contro il rischio sismico». 

 

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